S.Legàmi

domenica 25 gennaio, in collaborazione con la Ludofficina Mompracem, le smamme presentano il secondo appuntamento di S.Legàmi

slegami

Laboratorio di Teatro dell’Oppresso a cura di “Parteciparte” http://www.parteciparte.com/teatro-partecipativo

Rivolto a genitori e ragazze/i dai 10 anni cerchiamo insieme nuovi sguardi, linguaggi e soluzioni alle piccole e grandi sfide che crescere (con) i propri figli può comportare.

Per giocare e riflettere in maniera aperta e creativa sul rapporto genitori/figli perché stare in relazione con un/a figlio/a che cambia, cresce e cerca l’autonomia non è sempre un percorso facile, armonico e lineare ma implica anche confitti, crisi e ripensamenti.

Per ricordarci che i ruoli e i legami familiari non sono solo frutto di un copione fisso, già scritto e immutabile ma una vera e propria “storia” da poter fare e trasformare insieme ininterrottamente.

ore 12,30 accoglienza

ore 13,00 si pranza insieme

ore 15,00 laboratorio di teatro partecipato

Per info e iscrizioni (al laboratorio e/o al pranzo) entro il 23 gennaio invia mail a: sm4mm3@inventati.org

sm4mm3.noblogs.org

http://www.exsnia.it/tag/parco-delle-energie/

Le Smamme con Graffio presentano “La Rete è libera e democratica FALSO!” del collettivo Ippolita

Alle 18,30 presso la libreria Assaggi, a Roma in via degli Etruschi

Perché le Smamme, che si dichiarano motivate dalla voglia di “affiancare bambini e bambine nel loro approccio alla Rete e alle tecnologie”, si cimentano nel presentare questo libro da grandi?

Scritto da un collettivo interdisciplinare di mediattivisti\e, imbevuti dei fluidi della scena hacker e dei movimenti ma anche esperti di diverse discipline del sapere, il testo, seppur breve, si presta difficilmente ad una lettura superficiale, non è fruibile in senso giornalistico, non racconta aneddoti simpatici con cui identificarsi o empatizzare.

La struttura stessa di posizione di una tesi “La Rete è libera e democratica” e della sua decostruzione attraverso tre argomenti successivi (ontologico, epistemologico, storico-geopolitico) rimanda al rigore del testo filosofico propriamente detto, come il vasto corredo di citazioni e note.

A prima vista, quindi, non immediatamente utilizzabile per i nostri scopi (in quanto decisamente illeggibile per bambin* o ragazzin*). O no?

Nonostante la lettura sia questione personale, intima, riflessiva, per le Smamme la scommessa è che, collettivamente, informalmente e per quanto possibile giocosamente anche l’analisi di un testo (e più in generale di un territorio per noi ostico come la Rete) possa diventare patrimonio comune e condiviso, accrescere competenze e saperi, innescare dinamiche di autonomia e affrancamento dallo strapotere delle logiche di mercificazione dell’umano. E che la cassetta degli strumenti di cui dotiamo i piccoli non funziona se noi per prime non ne pratichiamo l’uso (perché i bambini imparano ad usare forchetta e coltello? Imparerebbero lo stesso se li trovassero a loro disposizione senza averci viste ripetere quotidianamente dei gesti che li implicano? E se si trovassero davanti un vocabolario, imparerebbero a parlare per questo?).

Con Ippolita siamo dell’idea che

“La condivisione è possibile, le conoscenze possono essere oggettivate, scambiate, apprese, tradotte e condivise, individuando livelli collettivi. Il primo passo è l’autocoscienza del proprio valore, la cura posta nella costruzione del sé, la capacità di narrare la storia della propria immaginazione personale.”

Condividiamo anche le chiacchiere attorno a un tavolino, magari davanti ad un bicchiere di vino buono, dove la leggerezza non è mai banalità, e si accavallano disinvolte piccole discussioni tra strategie di sopravvivenza e ipotesi di sovversione. E spesso si lasciano coinvolgere nei nostri “esperimenti di laboratorio” di educazione tra pari, con i bambini e le bambine, con lo stesso interesse e curiosità che noi mettiamo nel leggere i loro testi.

Più che una presentazione frontale, ci piacerebbe che questa fosse un’occasione per condividere e scambiare i nostri saperi e i nostri saper fare, mettere insieme narrazioni di storie personali, non postandole nello spazio pubblico dei nostri piccoli o grandi spazi di visibilità (e autopromozione) online ma, qualche volta, in presenza di individui in carne ed emotivamente partecipi.

 

G

Internet non è il Web. Cos’è il Web 2.0?

Quello che segue è un breve riassunto del nostro primo incontro di formazione con il collettivo Ippolita http://www.ippolita.net/

Novembre 2014.

Il Web (statico) è uno dei principali servizi di Internet, viaggia su protocollo HTTP (HyperTextual Transfret Protocol) ed è accessibile tramite URL (Uniform Resource Locator, la stringa che inizia con www che digitiamo sulla barra di navigazione del nostro browser quando vogliamo raggiungere una pagina). Altri servizi di Internet, come per esempio Skype, non viaggiano su protocolli HTTP e non sono Web. Il Web 2.0 o Web dinamico, pur utilizzando gli stessi protocolli ed essendo quindi molto simile in quanto a contenuto tecnologico, è in più caratterizzato da un elevato livello di partecipazione dell’utenza alla formazione dei contenuti, realizzata con strumenti come blog, forum, chat, wiki e da piattaforme social per la condivisione di media. Altra caratteristica del Web 2.0 è la capacità per chi realizza contenuti di seguire l’utente non solo sul sito, ma attraverso canali diversi (p. es. Feed RSS) che permettono di conoscere i contenuti inseriti senza andare sul sito, avendoli disponibili per esempio sul proprio smatphone.

Aspetto tecnicamente di rilievo sono le Rich Internet Applications, tecnologie alla base del Cloud Computing: il Web 2.0 ci mette a disposizione le applicazioni da utilizzare e lo spazio fisico dove immagazzinare i nostri dati, in modo tale che i nostri dispositivi servono unicamente come punti d’accesso.

“Questa Rete che non è solo Web ha i suoi padroni: Microsoft, Google, Amazon, Apple, Facebook e così via. Padroni, perché non solo posseggono i codici dei software che usiamo, le informazioni che regaliamo loro, la potenza di calcolo e la mano d’opera per mantenere il tutto in movimento (tra cui andrebbe calcolata anche la nostra manodopera gratuita d’utenti). I nuovi padroni digitali hanno anche plasmato una mentalità, hanno promosso un’idea del mondo e annunciano ogni giorno la buona novella del Web 2.0”. Ippolita, La Rete è libera e democratica Falso! p.12

Il Web 2.0 ci mette quindi a disposizione tutto quello che ci occorre, e spesso lo fa gratuitamente.

Come è possibile? Dove sta il guadagno? Perché, nonostante la crisi economica, i titoli Nasdaq (l’indice dei principali titoli tecnologici quotati i borsa) sono costantemente in crescita?

Quando sul Web 2.0 un prodotto o servizio è gratis, la merce siamo noi, che mettiamo a disposizione tutti i dati della nostra navigazione sottoscrivendo e “Accettando” i Termini di Sevizio (che nessuno legge, ma tutti accettano automaticamente). Dati che le aziende che forniscono i servizi utilizzano per fare la nostra profilazione.

Il termine Profiling è mutuato dalla psicologia criminale; propriamente si tratta dell’insieme delle metodologie che permettono agli investigatori di ricostruire i tratti caratteristici (genere, età, abitudini, preferenze) propri di chi ha commesso un reato, la sua firma, per prevederne i futuri comportamenti. Nello stesso modo è nell’interesse (economico) delle grandi aziende raccogliere sugli utenti più dati possibili, per costruire un profilo quanto più accurato dell’utente digitale, da utilizzare per indirizzargli direttamente le pubblicità più adatte o da rivendere a terzi che ne faranno questo uso, prevedendo i nostri comportamenti di consumo. La sostanza di questa prassi è descritta bene dalla teoria della coda lunga (Long Tail, Anderson 2004) secondo cui il valore aggiunto per l’azienda in Internet consiste non nel vendere prodotti di massa, ma nel fare incontrare la domanda di prodotti personalizzati con l’offerta degli stessi (customizzazione). Con le nuove tecnologie è possibile raggiungere la customizzazione di massa: su ogni sito visitato, come per ogni ricerca effettuata tramite un motore, lasciamo che il sistema raccolga le nostre impronte.

Per comprendere meglio il ruolo dei cookies consigliamo un’ attenta lettura della pagina “Tipi di cookies utilizzati da Google”, qui https://www.google.it/intl/it/policies/technologies/types/

Prassi tanto più gravi e invasive se le pensiamo applicate a bambine e bambini che hanno ancora tutto l’orizzonte dei propri desideri da formare: la proposta di soluzioni a portata di click, generata dalle operazioni di raccolta ed analisi dei dati, non costituisce solo una scorciatoia più o meno efficace per l’accesso ai prodotti ma diventa parte attiva nella formazione e manipolazione dei desideri stessi.

I social network, con la filosofia della “trasparenza assoluta”, segnano il passaggio dalla profilazione passiva a quella attiva, come vedremo più avanti.

Navigare sul Web in maniera invisibile richiede competenze tecniche abbastanza strutturate, dotarsi di piccoli strumenti che possano limitare la nostra tracciabilità è alla portata chiunque abbia a cuore la tutela della propria sfera privata.

Da dove viene Sm4mm3

E’ opinione diffusa che ragazzine e ragazzini siano dei grandissimi esperti di aggeggi tecnologici, molto più dei loro genitori, delle mamme poi nemmeno a parlarne. Fa parte della definizione stessa di “Nativi digitali”, bambini e bambine adatti a priori ad utilizzare dispositivi supertecnologici perché ne parlano il linguaggio naturale. Così come fa parte di una visione fortemente stereotipizzata (anacronistica ma onnipresente) del femminile la sua inadeguatezza verso le discipline scientifiche e tecniche.

D’altra parte, come educatrici, lasciare che i ragazzi si avventurino da soli in un mondo per noi tanto alieno vorrebbe dire fare una delega in bianco a chi possiede e gestisce, per motivi economici e di mercato e non certo con finalità sociali o creative, poteri e saperi tecnologici.

Sm4mm3 nasce da una volontà di mettere in discussione questi presupposti e di avviare dei percorsi di formazione tra pari, nella prospettiva che dovunque ci sia un bisogno di competenze e di conoscenze occorra attivare delle energie costruttive, che partano proprio dalla consapevolezza di essere in difetto in quel certo ambito, partano da un “so di non sapere”, per colmarlo, piuttosto che reagire con una delega in bianco a chi in quel campo ha più competenze, più potere. Nasce per costruire collettivamente pensieri e pratiche consapevoli, e farli diventare bagaglio personale da rimettere di nuovo in circolo per fare nuovo sapere.